La campana sgrammaticata del Saint-Bénin di Aosta
La campana sgrammaticata del Saint-Bénin di Aosta
Ad Aosta, in un angolo del centro città, presso l’ex collegio di Saint-Bénin, esiste un campanile - ormai inghiottito dal traffico e quasi celato da alti alberi. La slanciata torre romanica era stata costruita quando il complesso era abitato dai Benedettini e vide passare i secoli prima di rimanere totalmente muta.
Un tempo diffondeva il suono di tre campane, fuse e rifuse per dar vita ad altre campane, via via più adatte a battere i ritmi dei giorni.
Sul bronzo della maggiore, datata 1621, il fonditore incise una lunga iscrizione latina: «m. d. d. m. de bosa vice vallis avgvste patrinvs et dd. maria magdalena eivs vxor + ihs. mar. matrina r.p.e. andreas vallerivs gvardianvs st.i francici avgvste 1621».
Peccato che, nel comporre la scritta, l’artigiano si sia fatto prendere un po’ la mano - «était un peu distrait».(1)
Dimenticò, per esempio, il termine «ballivus» (balivo) dopo vice. In quel tempo, infatti, il nobile Michel de Bosses ricopriva la carica di vicebalivo di Aosta. E che dire poi del Reverendo Padre Guardiano del convento di San Francesco di Aosta, che veniva nominato come madrina al posto della signora de Bosses? Errori di ordine e di punteggiatura, evidentemente.
A quanto pare, nessuno si scandalizzò troppo: ormai il gioco era fatto e non si potevano affrontare ulteriori costi. Le campane, dopotutto, servivano a chiamare alla preghiera - non agli esami di storia, se si vuole ricorrere a un linguaggio che richiama quello delle leggende, anche se si tratta di storia vera.
Le altre due sorelle, più piccole, ebbero destini diversi. Una venne rifusa più tardi, nel 1762, all’epoca dei Barnabiti, con un’iscrizione ordinatissima: «carolam franciscam salesiam nominavere rr. pp. barnabitae collegii avgvstensis a.d. mdcclii l. antonius silvent fudit».(2)
L’ultima, la più piccola, dedicata alla Santa Vergine, portava la data del 1774: «sancta maria ora pro nobis 1774».(3)
Quelle campane, errori o meno, fecero il loro dovere a lungo e suonarono… a dovere.
Resistettero a tutto: perfino alla furia napoleonica che tramutò in armi la maggior parte delle campane valdostane. Resistettero alle grandi guerre. E resistettero, e resistono ancora, al lungo silenzio che le ha avvolte, mentre il complesso cambiava funzione.
Sono dunque ancora al loro posto. Cuore fermo di quella torre che si nasconde sempre di più nella città moderna. E quegli errori - oggi - non contano più: tornano piuttosto a far ricordare quel complesso storico, se li si guarda senza ironia e con quella curiosità tipica di chi vuole capire.
La storia passa anche attraverso piccoli aneddoti. Preziosi.
Particolare del campanile di Saint-Bénin, Aosta. Foto di proprietà dell'autore.
(1) «Il Magnifico Signore messer Michel de Bosses, vicebalivo della Valle d’Aosta, padrino, e la nobile Maria Maddalena, sua moglie + IHS. MAR. Madrina Il reverendo padre Andrea Vallerio, guardiano di San Francesco di Aosta. 1621». J.-M. Albini, Mémoire historique sur Philibert Albert Bally évêque d’Aoste et comte de Cogne au dix-septième siècle, p. 142. (2) «I reverendi padri Barnabiti del collegio di Aosta la chiamarono Carola Francesca Salesia. Nell’anno del Signore 1762. La fuse Antonio Silvent». (3) «Santa Maria, prega per noi. 1774».









