I monumenti di Aosta e... la luna
I monumenti di Aosta e... la luna
Nel maggio 1882 una commissione governativa giunse ad Aosta per visitare i lavori di restauro eseguiti alla Porta Pretoria. Ne facevano parte «MM. le Comm. Ariodante Fabretti, Charles Félix, Biscarra architecte à Crescentino, et Caselli professeur d’architecture». Considerati i nomi, la commissione si collocava a un livello alto, con la presenza congiunta di competenze scientifiche, tecniche e amministrative.
La visita fu abbastanza rapida e la sera successiva al loro arrivo i commissari ripartirono per Torino. Come suggerì la stampa dell’epoca: «On attend maintenant son rapport».(1)
La cosa dovette richiedere qualche tempo se, solo nel 1888, l’ingegnere Caselli consegnò il disegno di una pianta dettagliata della città di Aosta antica e moderna. Una grande mappatura a fogli distinti di tutte le zone del capoluogo valdostano; le tavole descrittive si rifacevano a lavori precedenti compiuti dall’architetto Carlo Promis.
Al 1890 risale invece una relazione dell’architetto Mario Ceradini che fu pubblicata anche sui giornali locali. In sostanza il professionista ricostruiva la vicenda che portò la commissione a visitare la città nel 1882: la preoccupazione per l’abbandono del patrimonio artistico e la critica dei lavori eseguiti su alcuni di essi. Dichiarava Ceradini: «se poche regioni d’Italia possono vantarsi di possedere un tesoro di monumenti così intimamente legati alla storia e al carattere particolare del paese, ve ne sono anche poche che possano deplorare come essa l’abbandono nel quale questi monumenti sono lasciati, proprio da coloro che ne hanno preso possesso in nome della nazione e che dovrebbero e potrebbero intraprendere qualcosa per la loro conservazione».
La critica sui lavori di restauro fino ad allora intrapresi era, dunque, dura.
Per sopperire a quella situazione la Commissione delle antichità e delle belle arti aveva approvato il progetto redatto dall’ingegner cavaliere Caselli di Crescentino, il quale ebbe occasione, nella primavera del 1888, di recarsi ad Aosta per conto del Ministero. Ceradini stesso collaborò alla parte riguardante le misure e i disegni di quel progetto. Un progetto di riordino di ampio respiro che prevedeva anche quattro circonvallazioni, dunque una revisione di parte della viabilità cittadina: «C’est un projet grandiose si l’on veut, mais en tous cas inspiré à des vues artistiques justes et à la considération que les monuments d’Aoste méritent réellement».
Gli interventi si concentravano anzitutto sulla Porta Pretoria, liberandola dalle costruzioni addossate e restaurandola. Non tralasciavano il recupero della cinta augustea, la copertura della Tour de Pailleron e il suo adattamento a spazio museale: «faire un musée des antiquités et des fragments éparpillés par la Ville». Per l’Arco onorario, il Teatro e l’Anfiteatro non risultavano invece interventi immediati se non quelli legati alla conservazione e al decoro.
Il piano, per quanto ben strutturato nella sua concezione e ampio nelle ambizioni, non trovò applicazione poiché il Ministero lo accolse sì, ma lo lasciò senza seguito. Ceradini giunse a commentare quella situazione con una certa amarezza e, nel criticare come il governo poco si interessasse alla Valle d’Aosta rispetto ad altre zone, dichiarò: «Nel fondo mi fa l’effetto di quel padre accomodante che promette la luna al figlio che gli chiede un soldo, soltanto per guadagnare tempo fino al momento in cui non gli darà più nulla».(2)
Se si abbandonava un grande progetto di riordino e riutilizzo, rimaneva la conservazione immediata che però non fu messa in atto negli anni che seguirono. Nel frattempo, indicava Ceradini, era necessario fermare il degrado, facendo anche pressione sui valdostani e sulla stampa locale: «Cependant il faut bien, si la population a quelque affection pour ces vieux ancêtres de pierre et si l’inspecteur des monuments ne dort pas aussi lui, il faut bien, dis-je, que l’on fasse quelque chose.
Et la presse locale et l’Inspecteur des monuments et tous ceux qui aiment les vieilles gloires de leur pays doivent se mettre d’accord là-dessus pour demander, même peu pour le moment, mais demander avec insistance, jusqu’à ce que l’on obtienne quelque chose.
Ce peu suffira au moins pour relever le sentiment de considération que l’on doit avoir pour ces vestiges de la domination romaine et pour les défendre en partie contre leurs trois pires ennemis: leur âge, l’œuvre du temps et l’indifférence des hommes».(3)
Come si può vedere dal particolare del teatro romano, la tavola ottocentesca restituisce bene il tentativo di rilettura della città romana, pur mostrando alcune interpretazioni allora ancora incerte. Il teatro, infatti, appare orientato verso est e con una pianta parzialmente modificata rispetto alla configurazione reale.
Teatro romano di Aosta, particolare tratto dalla mappa dell'ingegner Caselli (1888); proprietà dell'autore.
(1)
Feuille d’Aoste, 10 maggio 1882. (2)
«Mais il n’est certainement pas en harmonie avec les dispositions financières du gouvernement, ni à ses dispositions politiques vers cette région, dispositions pour lesquelles on dépense tant d’or pour d’autres monuments. Dans le fond il me fait l’effet de ce papa accort qui promet la lune à son fils qui lui demande un sou, tant pour gagner du temps jusqu’à ce qu’il soit possible de ne plus lui donner rien du tout. Il le fourbe, dans ce cas, ce fut le Ministère, lequel laissa faire ces propositions, les accepta et… les mit de côté». (3)
Le Valdôtain, 5 e 12 marzo 1890.









