Ma quanto è enorme la Valle d’Aosta!
Ma quanto è enorme la Valle d’Aosta!
La premessa di questo articolo è l’ironia.
Un sorriso che scatta più volte leggendo alcuni articoli del passato dedicati alla Valle d’Aosta provenienti dalle zone più vicine a noi, dove le distanze si misurano più in pochi chilometri che in ore di viaggio.
Non si tratta di una polemica. Piuttosto, di alcuni esempi che, proprio per la loro vicinanza geografica, sorprendono. Perché, a leggere certe righe, sembra talvolta che la Valle d’Aosta appaia come un luogo lontano, quasi esotico, quando invece condivide con il Vallese e la Savoia non solo la catena alpina, ma anche forme di insediamento, economie tradizionali, paesaggi e perfino lessici. Quella Valle d’Aosta che - a detta di un giornale elevetico - un tempo “fu francese e oggi è italiana”.(1)
Se i primi viaggiatori inglesi dell’Ottocento, che descrivevano le vallate valdostane con toni quasi mediterranei, lontani dalla realtà delle architetture in pietra, dei tetti pesanti, dei pascoli alpini, dei vertici altissimi, erano in parte giustificabili, meno lo sono i nostri vicini.
Mi è capitato di recente di sentire turisti francesi che, superato il Monte Bianco, si stupivano di ritrovare paesaggi «simili» a quelli della Savoia e non tipicamente mediterranei - come se la continuità alpina fosse un’eccezione o le Alpi fossero solo loro; lo stesso mi è successo per la nostra lingua francese, come se a noi non dovesse appartenere.
Torniamo al passato, quando dalla Svizzera giungono alcune descrizioni che restituiscono una Valle d’Aosta che sembra aver annesso parte del Piemonte e della Lombardia.
In un articolo del Courrier de Genève del 30 marzo 1921, leggendo di scontri tra fascisti e socialisti nella penisola italiana, si incontra una notizia collocata «à Varèse, dans la vallée d’Aoste». Errore geografico che sfugge anche a La Tribune de Genève, che riprende la notizia con termini simili.
Poco prima, il 13 gennaio 1921, un articolo della Gazette du Valais ambientava ad «Aglie, dans la vallée d’Aoste (Italie)» un matrimonio reale. Agliè (Torino) non dista che una quarantina di chilometri da Pont-Saint-Martin - ma non si trova certo in territorio valdostano.
Più sottile, ma forse ancora più interessante, è un passaggio de La Suisse del 23 febbraio 1922. Per quanto qui Aosta venga descritta come parte di un territorio che «fait pendant à la Savoie, de l’autre côté des Alpes et du col du Petit-Saint-Bernard, comme un sac à un sac, de part et d’autre du bât d’un mulet» (come due sacche appese ai lati dello stesso basto del mulo), il giornalista sembra aspettarsi da quei frammenti di storia che incontra - i monumenti antichi - anche le grandi architetture italiane, un po’ come se si trovasse a Torino. Ma quell’arte non c’è...
Ci si aspetta, dunque, che la Valle sia una sorta di anticamera del paesaggio e della cultura italiana, e la gioia evocata è quella provata nel vedere i campanili del Piemonte e della Lombardia e i tetti rossi di quei villaggi assiepati intorno alla chiesa. Caratteristiche che in Valle non si ritrovano: l’architettura romanica è ben riconoscibile un po’ ovunque, l’impianto delle chiese non è barocco come nella pianura padana e i tetti non sono in cotto, ma in losa.
Altri viaggiatori elvetici in visita ad Aosta relazionarono in questi termini: «On visite les monuments. Le moscato, le chianti, le blanc sec et le Barolo (...), crus naturels italiens, nous montrent qu’il y a des bons vins en dehors de chez nous». A loro interessavano i vini italiani, non certo quelli valdostani, dei quali forse ignoravano perfino l’esistenza.(2)
Mi si perdoni, alla fine, questo buffo articolo.
Ma gli stereotipi sono sempre tra di noi e con noi e, a volte, come i confini netti sulla carta geografica, diventano anche distanza mentale, dimenticando come la storia abbia unito, per secoli, territori che oggi ricadono in Stati diversi e che si somigliano ancora in quanto figli dello stesso ceppo.
L’immagine di copertina è solo evocativa di una realtà geografica inesistente ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore relative all'ironia con cui è stato scritto l'articolo.
(1)
Feuille d’avis de Sion, Savièse, et des districts de Conthey, Hérens et environs, 15 marzo 1924. (2)
Le Nouvelliste, 6 settembre 1924.









