Il vescovo di Aosta fatto prigioniero a Siena (1535)
Il vescovo di Aosta fatto prigioniero a Siena (1535)
Nella prima metà del Cinquecento il Ducato di Savoia, perno tra area mediterranea e mondo imperiale, si trovò esposto alle armate francesi, all’avanzata svizzera nei territori alpini e alla pressione imperiale.
In questo scenario di guerra la Valle d’Aosta mantenne la propria integrità e, grazie a trattati di neutralità stipulati con le potenze, evitò l’occupazione.
In questo contesto, nel 1535, il vescovo di Aosta Pietro Gazino, uomo di fiducia del duca Carlo III di Savoia, partì per Roma con un incarico preciso: trattare con il pontefice.(1)
Paolo III guardava con attenzione allo spazio alpino e vedeva nel Ducato di Savoia un possibile punto di raccordo con i cantoni cattolici svizzeri, nella prospettiva di contenere l’espansione della Riforma e, se possibile, di ricondurre sotto l’autorità romana territori ormai passati al protestantesimo, come Ginevra.
Il viaggio di Gazino si svolse lungo percorsi difficili. Quando la delegazione giunse nel territorio della Repubblica di Siena, il convoglio fu intercettato e il vescovo venne catturato dal cavaliere Alfonso Malvezzi, capitano e uomo d’arme al soldo della Repubblica, appartenente a una famiglia bolognese e attivo in quegli anni nelle file militari senesi, dove aveva trovato impiego dopo il bando dalla propria città.
La condizione per riottenere la libertà fu il pagamento di un riscatto di settanta scudi.
Gazino non poté che pagare e proseguì verso la Città Eterna.
Giunto a Roma, il vescovo di Aosta denunciò quell’atto e presentò querela contro il capitano Malvezzi.
Carlo III, attraverso il Consiglio Privato, intervenne presso la Repubblica di Siena chiedendo una riparazione per l’offesa arrecata alla propria autorità e alla dignità del rappresentante inviato al pontefice.
La risposta tardò, forse anche perché il conte Malvezzi era apprezzato dall’imperatore Carlo V.(2)
Carlo III fece allora seguire un nuovo intervento, più deciso, accompagnato dalla minaccia di catture e rappresaglie nei confronti dei cittadini senesi presenti nei territori sabaudi.
Della conclusione non si conosce nulla, se non che Gazino rientrò verso Aosta, dove lo aspettavano altre missioni, meno apostoliche e più politiche.
Colpito da una febbre violenta, morì ad Anversa il 22 maggio 1557, dopo aver portato a termine l’ultima missione sulla guerra nelle Fiandre affidatagli dal duca presso il re di Spagna.(3)
In quegli anni il compito di uomini come Pietro Gazino sembrò ormai appartenere più alla diplomazia che alla predicazione. Guerre, trattative e rapporti tra le corti occuparono gran parte dell’azione dei grandi prelati, mentre la vita religiosa quotidiana rimase affidata soprattutto al clero locale. Anche per questo il vescovo di Aosta non partecipò al Concilio di Trento (1545-1563), pur governando la diocesi negli anni centrali della Controriforma. Le missioni politiche e diplomatiche affidategli dalla corte sabauda continuarono infatti a tenerlo lontano dalla dimensione strettamente ecclesiastica del proprio ministero.
- Immagine di copertina: Ricostruzione evocativa dell’arresto del vescovo Pietro Gazino presso Siena durante il viaggio verso Roma nel 1535. Immagine generata su indicazioni storiche dell’autore.
(1) Pt.,
Relazioni tra Siena e Casa Savoia in Miscellanea storica senese, I, febbraio 1893, n. 2, p. 20. (2)
https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-oa/?s_id=124356
(3) J.-A. Duc,
Histoire de l’Eglise d’Aoste, VI, pp. 412-413.









