Autore: Mauro Caniggia Nicolotti
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16 aprile 2026
I capelli di una donna al servizio della Valle d’Aosta Può sembrare una storia di cappa e spada, di quelle che dalle pagine dei libri passano alle pellicole cinematografiche. Eppure ciò che segue appartiene interamente alla cronaca. Nel 1553, quando i domini sabaudi furono travolti dalle invasioni francesi - mosse dal tentativo di spezzare l’accerchiamento imperiale che stringeva la Francia - René de Challant, conte e maresciallo, luogotenente del Ducato di Savoia e figura eminente della Valle d’Aosta, fu fatto prigioniero. La Valle, in mezzo al conflitto, era rimasta preservata, quasi indipendente, terra neutrale. Ma Challant, che di quella realtà era espressione diretta, si trovava a Vercelli - divenuta nuova capitale sabauda - impegnato nella difesa della piazza. Il 18 novembre 1553, «fut une journée fatale pour le comte de Challant» . I francesi assediavano la città. Dopo aver messo in rotta la guardia, l’allarme giunse alle caserme; il signore di Châtelard accorse presso il conte. René, «n’écoutant que son courage» , si pose alla testa dei suoi uomini e si gettò sull’assalitore. «Dès le premier choc» , fu fatto prigioniero, mentre il signore di Châtelard veniva ucciso quasi nello stesso momento. Era stato «preso colle armi alla mano in una piazza di guerra coperta dalle bandiere di Spagna e di Savoia» . All’inizio tentò di far valere altri elementi: i suoi legami con territori svizzeri, la sua origine valdostana, che lo avrebbe collocato in una condizione di neutralità. Attraverso intermediari si rivolse anche al re di Francia, sostenendo che la cattura fosse avvenuta «contre le droit des gens» . Ma la risposta fu netta: chi combatte sotto una bandiera nemica, con le armi in pugno, è uomo di guerra. L’immunità decade. Il re di Francia respinse la richiesta. Tuttavia riconobbe la particolarità del paese, dichiarando che tutti «ceux de la ditte val d’Aoste» sarebbero stati rispettati in quanto provenienti da una terra neutrale. (1) René, prigioniero del maresciallo de Brissac, venne condotto al castello di Torino, al Valentino, e vi rimase per due anni «soumis à une sévère vigilance» . «Tristes péripéties de la guerre! Le courage, s’il n’est joint à la prudence, n’aboutit qu’à un effroyable désastre» . (2) Fu in quei primi momenti di reclusione che tentò un’altra via: la fuga. Riuscì a guadagnarsi la complicità della moglie di un soldato addetta alla cucina e a lei chiese aiuto. Aveva necessità di corrispondere con il capitano Cesare Maggi, che comandava il presidio di Volpiano (Torino), uomo ligio alla Spagna, stratega e scaltro. La lettera annunciava che aveva trovato un modo per uscire di prigione e chiedeva supporto. La donna andò e tornò due volte. Rischiò, attraversò i controlli, passò. Alla terza volta, qualcosa cambiò: una spiata, un controllo più attento, un gesto di troppo. Fu scoperta e arrestata. La punizione fu dura. Lei e il marito furono condotti al supplizio sotto gli occhi del prigioniero, proprio davanti alle finestre della sua stanza. Dopo quell’episodio la sorveglianza si fece ancora più serrata. (3) Forse fu trasferito a Parigi. (4) La libertà arrivò solo due anni più tardi, al prezzo di 30.000 scudi d’oro. Per farvi fronte, René impegnò beni e territori: Ussel e Saint-Marcel furono dati in pegno al capitano Madruzzo di Trento, mentre altri possedimenti vennero alienati. Rientrato, riprese immediatamente il proprio ruolo e tornò a proporre trattati di neutralità per la Valle d'Aosta con le varie potenze. (5) In mezzo a tutto, resta un’immagine semplice: quelle lettere nascoste tra i capelli della donna. Con quell’atto si chiudevano scene di castelli, armi, insegne, uomini e si apriva una figura femminile. Una donna del popolo, la cui storia non compare nella storia ufficiale. Neppure un nome. Una donna che portò messaggi, rischiò. La sua azione avrebbe potuto riportare subito il nobile alla guida della Valle d’Aosta e degli interessi di Savoia. Invece pagò per tutti. Restituiamole, in qualche modo, la memoria. L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore. (1) J.-A. Duc, Histoire de l’Eglise d’Aoste , V, pp. 394-395. (2) Ib. , V, pp. 384-385. (3) Miscellanea di Storia Italiana , tomo V, Torino, 1867, p. 669. (4) G. Fornaseri, Le lettere di Renato di Challant, Governatore della Valle d’Aosta, a Carlo II ed a Emanuele Filiberto , p. 135. (5) J.-A. Duc, op. cit. , p. 402.