Il sole «impazzito» nei cieli di Aosta
Il sole «impazzito» nei cieli di Aosta
Nel luglio del 1847 una misteriosa foschia avvolse Aosta per cinque giorni, nascondendo quasi completamente le montagne, mentre il sole assunse un colore rosso intenso e fu accompagnato da insoliti fenomeni luminosi.
La prima notizia comparve sulla
«Feuille d’Annonces d’Aoste» del 15 luglio. Da qualche giorno il caldo era aumentato e la temperatura aveva raggiunto i 30 gradi, ma ciò che maggiormente stupiva gli abitanti era una sorta di vapore molto denso, comparso la mattina precedente, che nascondeva le montagne tanto da dare l’impressione di trovarsi nelle pianure d’Italia. Anche il sorgere e il tramontare del sole offrivano uno spettacolo straordinario,
«au milieu des plus hautes montagnes des Alpes».(1)
La foschia persistette fino al 18 luglio, quando una leggera pioggia finì per dissiparla. Nel frattempo si erano verificati altri episodi, raccolti e descritti un mese dopo da Georges Carrel (1800-1870), canonico della cattedrale di Aosta e studioso di meteorologia.
Carrel ricordò che nessuno, a memoria d’uomo, aveva mai osservato nella Valle d’Aosta un vapore atmosferico di quelle caratteristiche. Si domandò se potesse trattarsi di polvere sospesa nell’aria, di fumo proveniente dalle fornaci da calce o dagli altiforni, oppure di una nebbia umida. Considerò anche l’ipotesi di una nebbia secca, simile a quella che aveva interessato l’Europa nel giugno del 1783, quando il sole appariva rosso e privo di splendore. Quell’episodio era stato provocato dalla grande eruzione del vulcano islandese Laki, che aveva immesso nell’atmosfera enormi quantità di gas e particelle.(2)
Nel caso del 1847, tuttavia, Carrel propendeva per una nebbia almeno parzialmente umida, sia per le indicazioni dell’igrometro e del barometro, sia perché il fenomeno si era concluso con una pioggia. Restavano però da spiegare gli straordinari effetti luminosi osservati intorno al sole.
La mattina del 15 luglio alcune persone, dirette da Aosta al santuario di Plout, a Saint-Marcel, videro il sole nascente di un rosso intensissimo, tanto da poterlo fissare senza alcun fastidio. Era circondato da corone di colori differenti che sembravano ruotare ora in un senso, ora nell’altro, talvolta spezzandosi per poi ricongiungersi con grande rapidità. Carrel aggiunse, con una punta di ironia, che gli osservatori ne avevano tratto alcune conseguenze superstiziose.
Ancora più sorprendente fu quanto raccontò il dottor Cristiani, che il 14 luglio stava tornando da Nus. Erano circa le sei del pomeriggio. Il cielo appariva sereno, qualche nube leggera velava appena le sommità delle montagne e i raggi del sole erano ancora chiari e vivaci. A un certo momento il medico abbassò lo sguardo per consultare l’orologio. Quando rialzò la testa, lo spettacolo era completamente cambiato.
I raggi solari sembravano essersi spenti, senza che fosse sopraggiunta l’oscurità del tramonto. Davanti al sole appariva una sorta di corpo circolare, né trasparente né completamente opaco, leggermente più piccolo del disco solare, che sembrava ruotare con straordinaria rapidità, come uno di quei soli artificiali dei fuochi d’artificio che continuano a girare anche quando la miccia si è ormai consumata.
Quel corpo non rimaneva fermo. Si abbassava, risaliva, si spostava a destra e a sinistra, lasciando scoperta una porzione del sole, che appariva di un arancione scuro e poteva essere osservato senza fastidio. Sotto i due dischi si distingueva inoltre una fascia di un bel violetto pallido, simile a una mezzaluna dalle estremità appuntite. Lo spettacolo terminò quando la cresta di una montagna nascose il sole.
Carrel cercò di interpretare quelle osservazioni ricordando che gli aloni e le corone potevano derivare dall’interazione della luce con il vapore acqueo o con minuscoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera. Rimaneva però difficile spiegare il movimento degli anelli luminosi e concluse prudentemente: «Je suis loin d’avoir la prétention de vouloir expliquer tous les phénomènes que la météorologie nous présente».
Che cosa era dunque accaduto? Oggi sappiamo che polveri e gas prodotti dalle eruzioni vulcaniche possono essere trasportati nell’atmosfera per enormi distanze, velando il cielo e modificando il colore del sole. Nel 1847 erano in attività diversi vulcani, soprattutto in Indonesia, dove il Lamongan aveva eruttato fino alla fine di giugno.(3) Qualcosa di simile può verificarsi con i grandi incendi boschivi, come nel giugno del 2025, quando il fumo degli incendi del Canada attraversò l’Atlantico e raggiunse anche la Valle d’Aosta.
Quanto alle corone colorate, potrebbero essere state prodotte dalla diffrazione della luce attraverso minuscole goccioline d’acqua sospese nell’atmosfera.
Non sappiamo se nel luglio del 1847 la foschia avesse un’origine tanto lontana, ma le cronache ci hanno conservato la testimonianza di un fenomeno che trasformò per cinque giorni il cielo e il paesaggio di Aosta, lasciando senza una spiegazione completa persino gli studiosi dell’epoca.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1) «Feuille d’Annonces d’Aoste», 15 luglio 1847. (2) «Feuille d’Annonces d’Aoste», 15 agosto 1847; si veda anche: Richard B. Stothers, The Great Dry Fog of 1783, «Climatic Change», vol. 32, 1996, pp. 79-89. (3) Smithsonian Institution, Global Volcanism Program, documentazione storica del vulcano Lamongan, Giava, Indonesia. È registrata un’attività eruttiva dal 26 marzo al 26 giugno 1847.









