L’inesistente castello valdostano di Sant’Anna
L’inesistente castello valdostano di Sant’Anna
La sera del 15 settembre 1871, verso le sette, Vittorio Emanuele II attraversò Aosta di ritorno dalla Valsavarenche, dove si era recato per la seconda volta in quell’anno a caccia di stambecchi. Non era una visita ufficiale e il sovrano, diretto a Torino, non si fermò neppure per ricevere le autorità cittadine. Fu così che il vescovo di Aosta, monsignor Jacques-Joseph Jans, accompagnato dal suo vicario generale, dovette avvicinarsi alla carrozza reale per presentargli i propri omaggi attraverso la portiera. Al saluto si unirono le autorità civili, come raccontò qualche giorno dopo il giornale «L’Indépendant».(1)
Il giorno seguente, alle 13.40, Vittorio Emanuele II raggiunse Torino, accompagnato dal colonnello Gaietti, dal marchese di Cocconato e dal commendatore Aghemo. Sembrava così concludersi una delle tante visite del Re alle riserve di caccia valdostane, ma il giornale aggiunse un’ultima notizia che merita di essere riletta.
Un decreto reale, pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» del 15 settembre e datato 14 agosto, avrebbe stabilito che da quel momento il castello di Sarre si sarebbe chiamato «castello Sant’Anna»: «Un décret royal publié dans la gazette officielle du 15 7bre, portant la date du 14 août et signé du château de Sarre, porte qu’il s’appellera désormais le château de Sainte-Anne».(2)
La «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia» del 15 settembre 1871 pubblicò effettivamente un decreto firmato da Vittorio Emanuele II il 14 agosto precedente. Era il numero 421 della seconda serie della Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno, e riguardava una questione che non aveva nulla a che vedere con la Valle d’Aosta: l’inserimento di una strada nell’elenco delle strade provinciali di Grosseto. In fondo al provvedimento compariva però una formula che poteva aver provocato l’equivoco: «Dato al R. Castello di S. Anna, addì 14 agosto 1871».(3)
Il castello di Sant’Anna non era altro che la residenza reale costruita nel Cuneese, a Sant’Anna di Valdieri, dove Vittorio Emanuele II aveva fatto realizzare pochi anni prima, cioè tra il 1864 e il 1865, una palazzina destinata ai soggiorni e alle battute di caccia.
La notizia pubblicata dall’«Indépendant» sembra quindi essere nata da un’interpretazione errata della formula con cui si concludeva l’atto reale. Un piccolo quiproquo. Il castello restò quello di Sarre, nome storico che l’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, riprese quando, dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 1946, si stabilì in Portogallo assumendo il titolo di «conte di Sarre».(4)
- Immagine di copertina: il castello di Sarre in una cartolina d'epoca (particolare).
(1)
«L’Indépendant», 21 settembre 1871. (2) «Ivi». (3)
«Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», n. 252, 15 settembre 1871, p. 1, regio decreto 14 agosto 1871, n. 421. (4)
«Le Confédéré», 18 giugno 1946.









