La Valle d’Aosta e la fine del mondo
La Valle d’Aosta e la fine del mondo
Nel 1899 una notizia inquietante cominciò a circolare sui giornali di tutto il mondo: la vita sulla Terra sarebbe finita il 13 novembre, alle tre e nove minuti del pomeriggio. La previsione veniva attribuita a Rudolf Falb, studioso austriaco noto per i suoi pronostici meteorologici e sismici, secondo il quale il pianeta avrebbe incontrato una cometa. La storia non era nuova dato che la data circolava sulla stampa almeno dal 1897 e, avvicinandosi il giorno annunciato, ovviamente acquistò nuova forza.(1)
Se ne discusse dalla Gran Bretagna alla Russia e ne nacquero opuscoli e fogli popolari. In Messico una stampa del 1899 annunciava a caratteri enormi: «EL FIN DEL MUNDO».(2)
La notizia arrivò anche in Valle d’Aosta.
Il 27 ottobre, quando mancavano poco più di due settimane alla data fatidica, «Le Mont-Blanc» raccontò che diversi giornali avevano annunciato con grande sicurezza l’imminente fine del mondo e che la prospettiva della catastrofe aveva provocato «de véritables paniques dans certains villages de nos montagnes».(3)
Jéhan l’Ermite, autore dell’articolo, ne aveva raccolto gli effetti molto concreti. Una domestica del suo villaggio voleva lasciare il padrone, nonostante avesse promesso di restare al suo servizio fino a Natale, per tornare nella valle natale. Non sperava di salvarsi: preferiva semplicemente morire insieme alla famiglia, ai parenti e agli amici.
Un giovane aveva invece fissato il matrimonio per il 23 novembre. Saputo che il mondo sarebbe finito dieci giorni prima, anticipò le nozze. «C’est plus sûr», spiegò, e tutti, osservava il giornalista, ammirarono la sua prudenza.
Poi arrivò da lui un’anziana vicina, malata e appoggiata a due bastoni. Il nipote aveva letto su un grande giornale che il 13 novembre il mondo sarebbe bruciato e che lo aveva stabilito «un grand docteur mastronome». La donna voleva sapere se fosse vero.
Dietro quel curioso «mastronome» c’era Falb, ma gli astronomi, «ça va sans dire», avevano già cominciato a smontare la profezia. Wilhelm Foerster, direttore dell’Osservatorio di Berlino, spiegò che si erano trasformate affermazioni imprudenti o mal interpretate in qualcosa che la scienza non sosteneva. Intorno al 13 novembre la Terra avrebbe incontrato uno sciame di piccoli corpi celesti, come era già accaduto nel 1799, nel 1833 e nel 1866: potevano apparire moltissime stelle cadenti, non certamente la fine del mondo.³
Ma oramai non restavano che pochi giorni per sapere chi avesse ragione.
Il 13 novembre 1899 arrivò puntuale. La fine del mondo, invece, no.
Il 1° dicembre il giornale «L’Union Valdôtaine» pubblicò un articolo intitolato «A propos de la comète». Esordì precisando di non avere annunciato la fine del mondo: «Comment l’eût-elle fait, elle n’était pas née»: come avrebbe potuto farlo? Era nato solo il 17 novembre!
Per concludere raccontò un aneddoto su Falb. Lo studioso viennese si sarebbe accorto che le previsioni meteorologiche di un vecchio dei dintorni di Amburgo si avveravano molto spesso. Durante un viaggio nella zona decise quindi di andare a trovarlo e, senza farsi riconoscere, gli domandò il segreto delle sue previsioni.
«Oh! È molto semplice - rispose il vecchio - a Vienna c’è un imbecille che predice il tempo. Io annuncio esattamente il contrario. È molto raro che mi sbagli».
- Immagine di copertina: «El Fin del Mundo». Stampa popolare messicana del 1899 che annunciava la fine del mondo per il 13 novembre, alle tre e nove del pomeriggio. Manuel Manilla, Antonio Vanegas Arroyo editore. The New York Public Library, Posada Collection.
(1) La previsione attribuita a Falb per il 13 novembre 1899 era già riportata dalla stampa europea nel 1897; sulla sua successiva diffusione internazionale cfr. Daniel A. Stolz, «The Lighthouse and the Observatory. Islam, Science, and Empire in Late Ottoman Egypt», Cambridge University Press, 2018, pp. 1-2.
(2) «El Fin del Mundo. Para el Lunes 13 de Noviembre del año de 1899, a las tres y nueve minutos de la tarde!», Manuel Manilla, Antonio Vanegas Arroyo editore, 1899, The New York Public Library, Posada Collection.
(3) «Le Mont-Blanc», 27 ottobre 1899.








