Quando il giorno dei Morti finivano anche le vacanze
Quando il giorno dei Morti finivano anche le vacanze
Oggi il giorno della commemorazione dei defunti è legato soprattutto al ricordo dei propri cari scomparsi e alla visita ai cimiteri. Ma nella Valle d’Aosta di metà Ottocento, per molti ragazzi, quella ricorrenza segnava anche la fine delle vacanze e il momento di lasciare la famiglia per tornare a scuola.
Il 15 novembre del 1850, per esempio, il giornale «Feuille d’Annonces d’Aoste» raccontava che, subito dopo il giorno dei Morti, da tutte le strade che conducevano ad Aosta arrivavano gruppi di bambini e giovani, quasi sempre accompagnati dai genitori e seguiti da qualche animale da soma carico di bagagli. Erano gli studenti del Real Collegio (Saint-Bénin), che avevano trascorso le vacanze autunnali presso le rispettive famiglie. Un periodo di riposo dagli studi e di ritorno alla vita di casa, certamente diverso dalle vacanze che conosciamo oggi. Prima di ripartire avevano partecipato alle preghiere familiari per i defunti, concludendo così quel periodo trascorso accanto ai propri cari.
Per alcuni di loro era il primo distacco da casa. Il cronista li descriveva impacciati, con gli abiti ancora «vierges de toute modification civilisatrice» e stupiti davanti ai palazzi di Aosta, tanto da rimanere basiti «à la vue de nos palais». Eppure, mentre osservavano meravigliati la città, volgevano gli occhi pieni di lacrime verso i luoghi che avevano appena lasciato. Sulla fronte portavano ancora il bacio della madre, un bacio ancora caldo che la donna avrebbe voluto imprimere come un segno indelebile, capace di proteggerli dai pericoli della nuova vita. Era un timore che coinvolgeva anche il cronista, il professor Jean-Oyen Mellé, che paragonava quei giovani a piccoli uccelli che, lasciato il nido nel quale erano stati amorevolmente custoditi, si avventuravano timidamente nell’«Océan des airs».
Il giorno seguente, il 4 novembre, era dedicato alla solenne distribuzione dei premi, «des prix modestes, récompenses de leurs travaux passés, et gages de leurs succès futurs», modesti riconoscimenti per gli studi compiuti e auspicio dei successi futuri. La cerimonia, che si svolgeva nella chiesa del Collegio, era stata aperta dall’«abbé» Guichardaz con un discorso sull’importanza dello studio della lingua francese. Si concludevano così le vacanze e cominciava un nuovo anno scolastico, fra il ricordo di chi non c’era più, il ritorno sui banchi e le speranze per l’avvenire.
Passato, presente e futuro.
- Immagine di copertina: Il cimitero di Gressoney-Saint-Jean (foto dell’autore).









