L’astrologo di Aosta...
L’astrologo di Aosta...
Il 26 dicembre 1849 ad Aosta faceva freddo. Il termometro, informava «L’Indépendant», aveva segnato dieci gradi sotto zero. Il giornale, però, oltre a questa e ad altre notizie, ne riportava una molto particolare: «Un «astrologue» d’Aoste nous annonce un fort vent».(1)
Quell’«astrologo», che farebbe pensare a un personaggio circondato da sfere di cristallo e carte del cielo, era invece Georges Carrel (1800-1870), canonico e scienziato che aveva cominciato le osservazioni barometriche ad Aosta nel 1834 e che nel 1840 aveva sistemato sulla canonica una sorta di edicola per gli strumenti meteorologici. Da allora avrebbe continuato le sue rilevazioni per trent’anni.
Il corsivo usato dal giornale per «astrologue» sottolineava l’ironia della definizione, sullo sfondo della diatriba che contrapponeva ormai la stampa cattolica e conservatrice a quella liberale.
Nel 1853 l’«astrologue d’Aoste» ricomparve.
La «Feuille d’annonces d'Aoste» aveva appena passato in rassegna il tempo degli ultimi due anni: giorni di pioggia e di neve, siccità, millimetri d’acqua caduti. Poi spiegò ai lettori dove rivolgersi se proprio volevano conoscere in anticipo il tempo che avrebbe fatto. Potevano consultare alcuni famosi almanacchi ed evitare altre fonti, come l’«astrologue» di Aosta.(2)
L’ironia era evidente. Ed era rivolta a un uomo che il tempo lo studiava davvero.
Passarono dieci anni e, nell’estate del 1863, il problema divenne molto pratico. Alcuni aostani avevano progettato una gita al Gran San Bernardo. Prima di partire volevano però sapere se il tempo li avrebbe favoriti. Consultarono tutto quello che avevano a disposizione, compreso l’«astrologue» di Aosta; ricorsero persino al telegrafo. Le risposte dovettero sembrare favorevoli, perché si misero in cammino.(3)
Andò male.
Grandine e temporali li
«ont bien maltraités», raccontò la
«Feuille d’Aoste», che concluse che avrebbero certamente evitato il contrattempo se, invece di affidarsi a tutti quei sistemi, avessero consultato semplicemente san Medardo.
Insomma, con tutto il rispetto per i santi e per il detto secondo il quale «Se piove a San Medardo, pioverà per altri quaranta giorni», un giornale liberale moderato finiva per preferire alla scienza una credenza popolare, pur di fare critica politica...
- Immagine di copertina: particolare di una cartolina d'epoca con la torretta Carrel al chiostro di Sant'Orso di Aosta.
(1)
«L’Indépendant», 27 dicembre 1849. (2)
«Feuille d’annonces d’Aoste», 13 agosto 1853. (3)
«Feuille d’Aoste», 16 giugno 1863. Il giornale scrive:
«On a consulté à cet égard tous les almanachs, Mathieu de la Drôme, l’astrologue d’Aoste; on a même recours au télégraphe».









