Il re evitò Aymavilles
Il re evitò Aymavilles
Il 27 luglio 1850 Vittorio Emanuele II, dopo aver trascorso buona parte della settimana a caccia sulle montagne, scese a Cogne verso mezzogiorno. Secondo
«L’Indépendant», aveva condotto una vita decisamente spartana: camminava a piedi, mangiava cibi semplici, beveva acqua e dormiva anche all’aperto, sull’erba. Era ormai tardi e voleva raggiungere Courmayeur quella sera stessa.
Così ripartì, ancora a piedi, accompagnato dal fratello, il duca di Genova, dal generale Morozzo della Rocca e da pochi altri uomini del seguito.
Ad Aymavilles era tutto pronto. La Guardia nazionale, con i suoi capi in uniforme, si era portata sulla strada preceduta dalla società filarmonica; dietro veniva la popolazione, vestita come nei giorni delle grandi feste. Sul cammino erano state sistemate fronde, corone, ghirlande e archi floreali. L’entusiasmo, raccontò pochi giorni dopo un giornale valdostano, era al culmine. I
«Vive le roi!»,
«Vive le duc de Gênes!» e
«Vive la famille royale!» erano ormai pronti a esplodere.
Ma il re aveva premura e così decise di deviare verso lo «scabreux sentier du pont d’Ael», lo scabroso sentiero di Pont-d’Aël.(1)
Chi ad Aymavilles aspettava di veder comparire il corteo lungo la discesa di La Poyaz dovette continuare a guardare inutilmente verso l’alto. Arrivato a Pont-d’Aël, il re seguì il percorso che tagliava sul versante di Camagne in direzione di Villeneuve. Era una soluzione assai più diretta per chi doveva proseguire verso Courmayeur: evitava la lunga discesa nel paese di Aymavilles, l’attraversamento del fondovalle e la successiva risalita verso la direttrice dell’alta valle.
Il giornalista che raccontò la mancata visita trovò parole magnifiche per descrivere quel momento imbarazzante: «Mais, ô fatalité! ô douleur!». Il re, anziché passare «au sein d’Aymaville», costeggiò le pendici di Pont-d’Aël e scomparve «en un clin d’œil», in un batter d’occhio. Ad accoglierlo lassù riuscì soltanto una piccola avanguardia di soldati e musicisti.(2)
La scorciatoia funzionò. Alle dieci di quella sera il re era a Courmayeur.
Ad Aymavilles rimase la festa senza festeggiato e, soprattutto, la consolazione un po’ perfida del cronista, che concluse augurando agli abitanti maggiore fortuna per la prossima volta: «Puisse l’avenir être plus favorable au peuple d’Aymaville dans de pareils événements!!!».
- Parco Lussu di Aosta: monumento al Re Cacciatore; foto dell'autore.
(1) «L’Indépendant», 1° agosto 1850. (2) «L’Indépendant», 5 agosto 1850.








