Due cimiteri per Perloz?
Due cimiteri per Perloz?
Nel marzo del 1879 una notizia singolare proveniente dalla valle del Lys raggiunse le pagine della stampa valdostana, con quel tono a metà tra il serio e il sarcasmo che a volte caratterizzava la cronaca dell’epoca.(1)
A Perloz - comune valdostano disteso sui due versanti della valle - gli abitanti dell’Envers e quelli dell’Adret erano giunti a una vera e propria contesa funebre. Oggetto della disputa: il cimitero. «Les gens de Perloz ont des querelles lugubres», osservava il giornale.
Quelli dell’Adret rivendicavano il diritto di seppellire tutti i morti della comunità nel cimitero comune. Gli abitanti dell’Envers, invece, desideravano possederne uno proprio. La questione, precisava il giornale, nasceva da ragioni molto concrete e nulla aveva a che vedere con «luttes traditionnelles des Guelfes et des Gibelins».
La morfologia del territorio di Perloz era - e resta - aspra, «excessivement rapide», tanto ripido che, secondo un vecchio detto, un tempo si sarebbero dovute perfino ferrare le galline per impedire loro di scivolare sui pendii.
Trasportare una bara dai villaggi dell’Envers al cimitero significava affrontare una discesa ripidissima e poi risalire un versante «non moins escarpé». In inverno le sepolture venivano talvolta rinviate per giorni in attesa che i sentieri tornassero praticabili.
l giornale ricordava anche un episodio tragico. Durante un trasporto funebre un feretro precipitò nel vuoto trascinando con sé quattro uomini.
Da allora, spiegava l’articolo, gli abitanti dell’Envers adottarono un sistema diverso: uno trasportava il corpo sulle spalle, un altro la bara, un terzo il coperchio, mentre un quarto aiutava i compagni nei punti più difficili del percorso. «Un enterrement en détail», commentava amaramente il giornale.
Il cimitero comunale veniva ormai considerato troppo piccolo e difficile da ampliare senza grandi muri di sostegno che il tempo avrebbe potuto distruggere, costringendo magari
«les générations futures à aller recueillir pieusement les os de leurs ancêtres dans le Lys». Gli abitanti dell’Envers decisero allora di costruire un proprio camposanto.
La decisione provocò proteste, ricorsi e l’intervento della Deputazione provinciale di Torino, che impose il mantenimento di un unico cimitero comunale. Una scelta giudicata evidentemente presa
«comme si nos routes étaient aussi commodes que la rue Doragrossa» di Torino.
L’Envers, tuttavia, continuò a seppellire i propri morti sul proprio versante, mentre quelli dell’Adret protestavano vedendosi sottrarre - scriveva il giornale con umorismo nero - la loro «proie mortuaire».
Le cronache promettevano ulteriori aggiornamenti, poi passarono ad altro.
Nulla cambiò.
A Perloz, invece, le pendenze rimasero quelle di sempre.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1)
L’Écho du Val d’Aoste, 20 marzo 1879.









