I fili della memoria tra le valli di Cogne e Soana
I fili della memoria tra le valli di Cogne e Soana
Le relazioni tra le
valli di Cogne e Soana affondano le loro radici in un passato molto lontano. I documenti raccontano con chiarezza i legami che unirono le due comunità lungo i crinali della catena del Gran Paradiso e della Rosa dei Banchi, montagne che oggi sembrano dividerle ma che per secoli costituirono un naturale spazio d’incontro.
Quei rapporti furono fatti di condivisioni e di contrasti. Emblematico fu il caso dell’alpeggio di Ondezana che, verso la metà del Settecento, passò dalla comunità di Cogne a quella della Valle dell’Orco. Il progressivo raffreddamento climatico della Piccola Età Glaciale rese infatti sempre più difficile il valico del colle omonimo, impedendo ai «cogneins» di raggiungere e utilizzare regolarmente un alpeggio del quale possedevano la proprietà almeno fin dal 1206.
Come dimenticare, poi, le vicende del Tuchinaggio nel pieno XIV secolo, quando gli abitanti di Cogne sostennero i valsoanini ribellatisi nel contesto delle lotte che contrapponevano i marchesi del Monferrato ai Savoia? Oppure il riso che, risalendo dalle pianure piemontesi attraverso la Val Soana, giunse fino a Cogne, dove sarebbe divenuto uno dei piatti della tradizione locale? E lo stesso ferro estratto dalle miniere di Cogne che, in più di un’occasione, invece di scendere verso Aosta, prese la via del versante canavesano.
Il progressivo raffreddamento del clima finì tuttavia per interrompere quasi del tutto questi contatti. Soltanto un filo continuò a unire ogni estate le due comunità: quello della processione di San Besso (10 agosto).
Ma esistono anche altri fili che, ancora oggi, continuano a intrecciarsi nella trama della storia. Sono fatti di amicizie, rapporti personali, iniziative condivise e scambi culturali che mantengono vivo il dialogo tra le due vallate.
Uno di questi è rappresentato dalla
biblioteca comunale di Ronco Canavese, definita dal sito istituzionale
«un piccolo presidio culturale di montagna, dove libri, persone e paesaggi continuano a incontrarsi».(1) Riaperta dopo anni di chiusura, è tornata a essere un luogo vivo di incontro e di iniziative culturali per la comunità.
Il legame con la Valle d’Aosta si riflette anche nella scelta di intitolare la biblioteca a Maria Ida Viglino.
Nata a Gignod nel 1915, apparteneva infatti a una famiglia originaria di Ronco Canavese.(2) Come molte altre, anche quella dei Viglino attraversò le montagne nella seconda metà dell’Ottocento per stabilirsi in Valle d’Aosta. Fra i protagonisti di questa migrazione vi fu Giovanni Michele Viglino che, insieme al fratello Carlo Giuseppe, lasciò Forzo nel 1869 per trasferirsi a Gignod, portando con sé il mestiere di stagnino. Qui nacque suo figlio Giovanni che, dopo un periodo trascorso con la sua famiglia nella regione parigina, rientrò in Valle d’Aosta stabilendosi a Saint-Christophe.(3)
La figlia, Maria Ida, conseguì a Parigi nel 1931 il «Brevet d’enseignement primaire supérieur». Dopo il rientro della famiglia in Valle d’Aosta, nel 1939 avviò il proprio percorso universitario a Torino, iscrivendosi a Scienze matematiche.(4) Durante la Resistenza partecipò alla lotta partigiana con il nome di battaglia «Piera», assumendo la presidenza del Comitato di Liberazione Nazionale valdostano. Fu tra i fondatori dell’Union Valdôtaine e, nel 1946, entrò a far parte del primo Consiglio della Valle d’Aosta. Insegnante di matematica e preside, dedicò la propria vita alla scuola, alla difesa della lingua francese, dell’autonomia e dell’identità valdostana.
Morì nel 1985. Ai funerali parteciparono autorità e cittadini; fra le corone di fiori fu notata anche quella del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.(5)
«Siamo onorati di intitolare la nostra Biblioteca Comunale a questa donna, le cui radici provengono dal nostro territorio: di sangue valsoanino e valdostano, radici comuni che attraversano le montagne che hanno unito nei secoli le nostre valli», si legge sul sito della biblioteca.(6)
Quelle montagne che oggi siamo abituati a considerare un confine continuano invece a rivelarsi un luogo d’unione, lungo i cui crinali persone, famiglie e culture hanno saputo intrecciare, ieri come oggi, una storia comune.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1)
https://www.biblioronco.it/la-biblioteca. (2) La presenza dei Viglino in Valle d’Aosta non riguardò soltanto il ramo di Giovanni Michele. Giovanni Maria Viglino,
«chaudronnier» originario di Ronco Canavese, sposò nel 1882 Adèle-Sophie Rey di Cogne; dieci anni più tardi Domenico Viglino, agricoltore, anch’egli proveniente da Ronco, sposò Marie-Virginie Bionaz di Saint-Christophe.
L’Echo du Val d’Aoste, 7 luglio 1882;
Feuille d’Aoste, 12 ottobre 1892. Questi matrimoni testimoniano come i rapporti tra il Canavese e la Valle d’Aosta fossero tutt’altro che episodici. (3)
https://www.biblioronco.it/la-biblioteca. (4) R. Nicco,
Maria Ida Viglino in
Les Cents du Millénaire, p. 309. (5)
Corriere della Valle d’Aosta, 27 giugno 1985. (6)
https://www.biblioronco.it/la-biblioteca.









