Aosta, in attesa del treno: ieri e oggi
Aosta, in attesa del treno: ieri e oggi
Centoquarant’anni fa, il 4 luglio 1886, Aosta attendeva il suo treno.
Era il compimento di un vecchio desiderio, inseguito per quasi trent’anni da un’intera regione.
Il 7 luglio il giornale valdostano
«Feuille d’Aoste» raccontava che, fin dal primo mattino,
«la petite ville d’Aoste a revêtu ses plus beaux ornements», con bandiere, drappi e festoni, mentre i comuni vicini
«déversaient dans nos rues des flots de curieux». Tutta una popolazione si era mossa verso la stazione, trattenuta in una lunga attesa resa ancora più intensa dai ritardi del convoglio.
Poi, finalmente, «le sifflement de la vapeur vint réjouir toutes les oreilles» e il treno – due locomotive e ventotto vagoni – fece la sua «entrée triomphale».
Il vescovo di Aosta benedì le locomotive, ricordando come la Chiesa
«acclame et bénit» i progressi della scienza, mentre nel pomeriggio fu inaugurata anche la statua di Vittorio Emanuele II, il re cacciatore; più tardi un banchetto di oltre quattrocento invitati prolungò la grande festa.
Il giorno seguente, lo scoprimento della lapide dedicata a Innocenzo Manzetti rese omaggio a uno dei più grandi inventori del suo tempo. Nello stesso numero del periodico locale, in quarta pagina, si annunciava anche la messa in vendita di «Lo Tzemin de fer», il poema che l’abbé Jean-Baptiste Cerlogne, il più grande poeta dialettale valdostano, aveva composto per accompagnare l’arrivo della ferrovia. Si può dire che nello stesso momento in cui il treno entrava in Valle d’Aosta, il patois già lo raccontava, aggiungendo nuove parole nel suo vocabolario.
Quando infine scese la sera, place Charles-Albert si illuminò grazie alla luce elettrica, una novità che il giornale paragonò a «un vrai soleil» e che lasciò la popolazione meravigliata, mentre i fuochi accesi sulle montagne e i fuochi d’artificio in città prolungarono nella notte quella festa di progresso.
Centoquarant’anni dopo, mentre la linea verso Aosta resta ancora interrotta dai lunghi lavori in corso, la Valle d’Aosta si ritrova ancora una volta in attesa del ritorno del suo treno. Un’attesa diversa da quella del 1886: senza fanfare né luminarie, ma ancora accompagnata dalla speranza.
Chissà cosa avrebbe scritto, per l’occasione, il buon abbé Cerlogne. «Lo tsemin de fer... élèitrique»?
- Immagine di copertina: La stazione di Aosta in una cartolina d'epoca.









