La notte del diavolo
La notte del diavolo
Il 4 febbraio 1874 il giornale «Feuille d’Aoste» pubblicò una curiosa cronaca proveniente da uno dei comuni valdostani, presentandola con il titolo «Apparition du diable».
Il giornale raccontò che un uomo, definito «dans la force de l’âge», rincasando a tarda sera, stava salendo la scala che conduceva alla propria camera quando, ormai giunto davanti alla porta, credette di trovarsi improvvisamente di fronte al demonio che gli sbarrava la strada. Lo spavento fu tale che precipitò lungo le scale. Le sue grida richiamarono immediatamente i vicini, i quali lo soccorsero e cercarono di capire cosa fosse successo. Per alcuni istanti, tuttavia, il terrore gli impedì perfino di parlare. Soltanto quando riuscì a riacquistare un po’ di calma indicò la scala ed esclamò: «le diable!».
Lo sguardo di tutti si rivolse allora verso il punto indicato. Secondo il racconto giornalistico, la figura appariva davvero impressionante: «ses yeux étincelants, ses cornes de bouc, sa longue barbe au menton et ses grincements de dents» sembravano confermare la presenza del maligno; una paura improvvisa fece rizzare i capelli ai presenti. La notizia si diffuse così rapidamente che numerosi curiosi accorsero sul posto. Per molti abitanti la vista di quella misteriosa apparizione bastò a diffondere ulteriore paura e inquietudine.
Nemmeno i tentativi di allontanare il presunto demonio riuscirono a rassicurare la popolazione. Alcuni giovani del paese, ricordati dal giornale come «esprits forts», decisero allora di affrontare la prova. Salirono lentamente la scala, fermandosi a ogni gradino, mentre dal basso giungevano gli incoraggiamenti degli abitanti. Quando uno di loro riuscì finalmente ad avvicinarsi, riconobbe nel presunto demonio «Allégra», «sa chèvre favorite qui ruminait». La chiamò per nome e l’animale gli si avvicinò leccandogli la mano. Come osservò il giornale, «A cette vue la foule s’écoule silencieusement, et pas un rire ne vint égayer ce tableau».
Pochi giorni dopo, l’uomo che per primo aveva creduto di vedere il demonio morì. La «Feuille d’Aoste» si domandò se la causa fosse stata la caduta oppure il terribile spavento provato, senza però pronunciarsi.
L’articolista concluse soffermandosi sul significato dell’episodio. Auspicò che la vicenda servisse soprattutto da monito a quanti avevano il compito di educare i bambini, invitandoli a evitare racconti di fantasmi, spettri e apparizioni facendogli credere della loro esistenza. A suo giudizio, infatti, quelle storie finivano per imprimersi profondamente nella fantasia dei più piccoli, alimentando paure destinate talvolta ad accompagnarli per tutta la vita, con conseguenze che definì «déplorables».
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.









