Un neonato tra i cespugli di Bramafam (1877)
Un neonato tra i cespugli di Bramafam (1877)
Nel 1877, nei pressi del castello di Bramafam di Aosta, un giornale locale raccontò un fatto che si collocava ai limiti della cronaca nera.
In un cespuglio, in un prato, era stato trovato un neonato, un maschietto, abbandonato da poche ore. A rinvenirlo fu la signora Degrandi.
La piccola creatura godeva, scrisse il giornale, di perfetta salute. Fu affidata immediatamente all’autorità competente, registrata e collocata in un ricovero, mentre furono avviate le indagini di polizia per risalire a chi l’avesse esposta così, di nascosto, alla sorte, come si leggeva, «pour découvrir l’auteur dénaturé de cette exposition clandestine».(1)
Il giornale aggiungeva un dettaglio di pietà verso il trovatello che, con «louable charité», il signor Degrandi si offrì di farsi carico personalmente del battesimo del bambino.(2)
Lo stesso giornale ricordava che Jean Degrandi teneva «l’auberge du Jardin des Plantes» in via Challand e, l’anno successivo, annunciava l’apertura, sempre a suo nome, di un nuovo albergo nei pressi dell’attuale piazza Chanoux, con camere, cortile, scuderia e servizio curato. La famiglia Degrandi compariva dunque più volte nelle cronache cittadine di quegli anni come una famiglia, agiata e ben inserita nel tessuto sociale di Aosta.(3)
Chissà, forse avrebbero potuto prendersi cura di quel bimbo. È soltanto un’ipotesi che viene oggi, ragionando col senno di poi.
Qualche settimana dopo, però, la stampa tornò sulla vicenda. La madre del bambino era stata finalmente rintracciata e, cosa che il cronista sottolineava con un certo sollievo, l’istruttoria aveva escluso ogni idea di abbandono o, peggio, di delitto: il fatto sarebbe stato imputato a un semplice «malheur arrivé par… accident». Una giustificazione poco chiara, senza ulteriore eco, ma, comunque fossero andate davvero le cose, con quella decisione giudiziaria fu posta fine a quella brutta vicenda.
La vicenda si chiuse così, almeno sulla carta. Restò il silenzio. E nello scoramento che ancora oggi lascia leggere simili notizie, forse c’è almeno una certezza, anche se poco gratificante: a tragedie come questa non ci si abitua mai.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1)
L’Écho du Val d’Aoste, 18 giugno 1877. (2)
L’Écho du Val d’Aoste, 20 agosto 1877. (3)
L’Écho du Val d’Aoste, 15 ottobre 1877, 23 settembre 1878.









