1877: una notte terribile per il Petit-Séminaire di Aosta
1877: una notte terribile per il Petit-Séminaire di Aosta
Nel novembre 1877 Aosta si svegliò nel pieno della notte al suono delle campane e delle grida: «Au feu». Erano circa le quattro del mattino quando il Petit-Séminaire, lungo l’attuale rue du Petit Séminaire, prese fuoco. L’incendio, raccontò «L’Echo du Val d’Aoste», si manifestò quasi subito in tutta la sua violenza: una grande colonna di fumo e scintille illuminò la città ancora immersa nel buio, mentre le fiamme avevano già avvolto l’ala occidentale dell’edificio.(1)
Le pompe arrivarono rapidamente, ma i primi tentativi di spegnere l’incendio fallirono per la mancanza d’acqua. In quel momento si potevano utilizzare soltanto due piccole fontane e a una di esse si riuscì ad accedere soltanto dopo averne abbattuto a colpi d’ascia la porta.
La risposta della città fu immediata. Alcuni abitanti deviarono verso il seminario l’acqua del vicino ruscello. Due catene umane alimentarono senza sosta le pompe, mentre un’altra squadra cercava di impedire che il fuoco si propagasse ai prati vicini. «L’Echo du Val d’Aoste» ricordò l’impegno dei pompieri, dei militari della guarnigione e della popolazione accorsa in aiuto. Fra i volontari comparivano anche numerose donne, descritte come «non moins ardentes au travail que les hommes».
Per circa tre ore la lotta contro le fiamme proseguì senza sosta. Raggiunsero il luogo dell’incendio anche il sotto-prefetto, il direttore dei pompieri e alcuni consiglieri municipali.
L’intervento riuscì a salvare una parte dell’edificio e soprattutto gli effetti personali degli studenti, sorpresi nel sonno. I pagliericci, rifatti da poco, avrebbero potuto alimentare rapidamente l’incendio, ma le fiamme non riuscirono a raggiungerli.
In mezzo alla concitazione trovò spazio anche un episodio straziante. Un enorme maiale fuggì dal cortile del seminario, mezzo arrostito, correndo fra libri, grammatiche, lessici ed «Epitome» sparsi ovunque.
I danni furono stimati tra le cinque e le seimila lire e interessarono soprattutto il tetto e i pavimenti del secondo piano. Più incerta rimase invece la causa dell’incendio. Il giornale riferì anche alcune voci secondo cui l’edificio, appartenente al vescovado, non fosse assicurato, evitando però di confermarle.
Quella notte lasciò anche una testimonianza poco consueta sulla società valdostana dell’Ottocento. Nel ricordare i soccorsi, il cronista sentì infatti il bisogno di citare espressamente le molte donne accorse al Petit-Séminaire, impegnate - scrisse - «non moins ardentes au travail que les hommes». Una frase breve, che restituisce con naturalezza una presenza femminile spesso lasciata sullo sfondo delle cronache, ma certamente non della vita della città.
- L'immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con AI su indicazioni dell'autore.
(1) «L’Echo du Val d’Aoste», 8 novembre 1877.









