Aosta e il nuovo mago Merlino
Aosta e il nuovo mago Merlino
Nell’estate del 1851 arrivò ad Aosta uno stregone. O almeno così lo presentò il giornale «Feuille d’annonces d’Aoste», che il 30 luglio annunciò ai suoi lettori l’arrivo in città di un «maître sorcier». Il suo nome era Alessandro Gilardi e, a dire il vero, di soprannaturale aveva ben poco. Era però molto bravo a far credere il contrario.
Il giornale si affrettava infatti a precisare che Gilardi non era affatto un ciarlatano: «un escamoteur, un habile homme de foire», ma «un véritable savant, un physicien, un chimiste, voire même un magnétiseur renommé».(1) Un prestigiatore, dunque, ma immerso in quel curioso mondo ottocentesco nel quale illusionismo, scienza e magnetismo potevano ancora confondersi agli occhi del pubblico.
E Gilardi doveva saperci fare davvero. Il giornale raccontava di «merveilleuses transformations» e «magiques métamorphoses»: guardandole, scriveva il cronista, ci si sarebbe potuti credere preda di una «hallucination mystérieuse» o trasportati nei giardini incantati di Armida e nei palazzi fatati delle «Mille e una notte». La sua bacchetta era potente quanto quella di una fata.
Non era soltanto entusiasmo aostano. Un anno prima Gilardi si esibiva già al Teatro Nazionale di Torino. «Il Pirata» annunciava il 27 aprile 1850 l’inizio di un suo «corso di rappresentazioni» e poche settimane dopo riferiva del successo delle sue «serate misteriose».(2) Il giornale arrivò a presentarlo come «nuovo Atlante dell’Ariosto, nuovo Merlino della Tavola Rotonda, e nuovo Ismeno del Tasso». E raccontava ciò che faceva sul palcoscenico: Gilardi «fa scomparire due, tre, quattro persone».
Altro che qualche carta nascosta nella manica.
Anche ad Aosta il successo continuò. Gilardi rimase per alcune settimane e il 30 agosto il giornale valdostano tornò a parlare del «célèbre prestidigitateur»: a ogni serata proponeva nuovi numeri, «plus merveilleux les uns que les autres», mentre il pubblico diventava sempre più numeroso. Quando ripartì, il giornale gli augurò di trovare altrove la stessa benevolenza e la stessa stima conquistate in città.(3)
E «altrove» significò anche molto lontano. Negli anni successivi le tracce di Gilardi conducono nella penisola iberica. Nel giugno 1867 Alejandro Gilardi si esibiva a Jerez de la Frontera come «prestidigitador físico-mecánico»: tra i suoi numeri figuravano un canarino obbediente, carte che rispondevano ai comandi attraverso una «experiencia electro-magnética» e soprattutto una «botella diabólica», dalla quale prometteva di ricavare 1.200 bicchieri di liquore per gli spettatori.(4) Nel marzo 1868 era a Madrid: dopo il successo ottenuto al Teatro del Circo, il 22 marzo si esibiva al Teatro de Variedades.(5)
Chissà come facesse a far sparire quattro persone. E chissà, soprattutto, dove tenesse 1.200 bicchieri.
Ma lo sappiamo: erano trucchi suggestivi.
Di certo, per qualche settimana dell’estate del 1851, anche Aosta ebbe il suo Merlino.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1) «Feuille d’annonces d’Aoste», 30 luglio 1851. (2) «Il Pirata. Giornale di letteratura, teatri e varietà», anno XV, n. 44, 27 aprile 1850, p. 184; n. 47, 18 maggio 1850. (3) «Feuille d’annonces d’Aoste», 30 agosto 1851. (4) José María Aguilar García, «Historia del teatro en Jerez de la Frontera durante la segunda mitad del siglo XIX», Universidad Nacional de Educación a Distancia, p. 1870: «El Guadalete», 2 giugno 1867, n. 4.501. Gilardi tenne rappresentazioni al Teatro Principal nei giorni 2, 5, 9 e 16 giugno 1867. (5) «Gaceta de Madrid», 21 marzo 1868, n. 81, p. 15, «Boletín de teatros» e «Espectáculos». Il giornale annunciava per il giorno seguente, 22 marzo 1868, al Teatro de Variedades, una «Gran función dividida en tres partes, por el célebre prestidigitador físico-mecánico D. Alejandro Gilardi».








