Il mistero delle cavallette di Étroubles
Il mistero delle cavallette di Étroubles
Nell’estate del 1857, a Étroubles, le cavallette stavano mangiando tutto. O, almeno, questo era ciò che gli abitanti temevano vedendole moltiplicarsi nei campi e aggredire le giovani colture. Il giornale «L’Indépendant» parlava di un’invasione che sembrava destinata a «dévorer toute la poussée des semailles».(1) Di fronte a una calamità del genere, in una comunità di montagna di metà Ottocento, ci si rivolse anche al cielo.
Il 23 agosto l’amministrazione comunale propose una raccolta volontaria di grano. Il ricavato sarebbe stato trasformato in pane e portato all’ospizio del Gran San Bernardo come elemosina, affinché il santo proteggesse la campagna dal flagello. L’arciprete annunciò l’iniziativa quella stessa domenica e i consiglieri cantonali si incaricarono della raccolta.
La mattina di domenica 6 settembre, mentre il pane raccolto dagli abitanti veniva caricato su un mulo per essere condotto al Gran San Bernardo, sulla «belle côte d’Etroubles» si presentò uno spettacolo inatteso. Le erbe e le piante erano coperte di piccoli cadaveri. Erano le cavallette. Sull’estremità di un rametto d’assenzio lungo appena una decina di centimetri se ne contarono quindici. Alcuni sostenevano di avere visto nuvole di cavallette scendere verso i ruscelli e poi precipitarvisi «comme si quelqu’un les y avait poussées», come se qualcuno ve le avesse spinte. Per molti abitanti di Étroubles la spiegazione era evidente: san Bernardo aveva ascoltato le loro preghiere.
La vicenda, però, non era isolata. Nello stesso 1857 «L’Indépendant» segnalava anche a Saint-Pierre una «quantité extraordinaire de sauterelles» che minacciava le semine.
Anche lì la risposta fu religiosa: una novena di preghiere pubbliche, tre giorni di digiuno, confessioni, comunioni e infine una processione generale intorno alla parrocchia.(2) D’altra parte, in quegli stessi decenni le cavallette costituivano un problema reale anche sull’altro versante delle Alpi.
Rimane però la domanda più curiosa: che cosa uccise le cavallette di Étroubles?
Una risposta certa è ormai quasi impossibile. Possediamo però un indizio che il cronista del 1857 non poteva conoscere. Esistono funghi patogeni capaci di provocare vere e proprie epidemie fra le cavallette. Fra questi vi è il complesso oggi chiamato
«Entomophaga grylli». L’insetto infettato manifesta un comportamento caratteristico: prima di morire sale sulla vegetazione e rimane aggrappato alle parti alte della pianta. È un fenomeno talmente particolare da essere conosciuto come
«summit disease». Le epizoozie sono inoltre favorite da condizioni di elevata umidità.(3)
C’è persino un piccolo indizio meteorologico a tale proposito. Il 24 agosto, quando l’infestazione di Étroubles era già in corso, ad Aosta piovve dal pomeriggio fino a tarda notte: la «Feuille d’Aoste» misurò tre centimetri di precipitazione, circa 30 millimetri, precisando che la temperatura rimaneva piuttosto elevata per la stagione. (4)
È un dato che indica come in quei giorni fossero presenti almeno localmente condizioni di pioggia e temperature relativamente miti, compatibili con quelle che possono favorire un’epizoozia fungina.
Fu davvero «Entomophaga»? Non possiamo saperlo. Rimane inoltre senza una spiegazione soddisfacente il curioso comportamento degli insetti osservati presso ruscelli e stagni. Forse è proprio questo a rendere così curiosa la storia.
E così, fra un santo invocato sul Gran San Bernardo, un fungo microscopico e quindici cavallette morte sulla punta di un rametto d’assenzio, il piccolo mistero di quella domenica di settembre rimane ancora aperto.
- Foto di copertina: Un ortottero fotografato a Cogne. La specie delle «sauterelles» che invasero Étroubles nel 1857 non è conosciuta. Foto dell’autore.
(1)
«L’Indépendant», 11 settembre 1857. (2)
«L’Indépendant», 15 settembre 1857. (3) Raymond I. Carruthers, Mark E. Ramos, Timothy S. Larkin, Donald L. Hostetter, Richard S. Soper,
«The Entomophaga grylli (Fresenius) Batko Species Complex: Its Biology, Ecology, and Use for Biological Control of Pest Grasshoppers», in Mark S. Goettel, Dan L. Johnson (a cura di),
«Microbial Control of Grasshoppers and Locusts», «Memoirs of the Entomological Society of Canada», vol. 129, supplemento 171, 1997, pp. 329–353. (4)
«Feuille d’Aoste», 27 agosto 1857.








