Aosta... elettrica
Aosta... elettrica
Nel 1885 Aosta aveva conquistato un primato destinato a rimanere nella sua storia: era stata la prima città italiana a dotarsi di un’illuminazione pubblica alimentata interamente dall’elettricità. Venticinque anni dopo, però, la luce era ormai soltanto una delle tante applicazioni di quell’energia che stava entrando, quasi senza fare rumore, nella vita quotidiana della città.
Il 23 settembre 1910 il giornale valdostano «Le Mont-Blanc» tracciava infatti un curioso quadro. L’elettricità illuminava le strade e le abitazioni e alimentava le comunicazioni telefoniche, ma intanto aveva cominciato a far funzionare anche tipografie, falegnamerie e carrozzerie. Serviva per impastare il pane, produrre birra e acque gassate, lavorare il burro nelle latterie, aerare le cucine e i magazzini del formaggio, pompare l’acqua, arrotare gli attrezzi, macinare il caffè e le spezie. E faceva suonare persino l’organo della cattedrale. Anche l’illuminazione della stazione ferroviaria era entrata nella nuova epoca.
Era però soltanto l’inizio.
Il giornale faceva infatti questa lunga premessa per presentare ai lettori una novità molto più vicina alle incombenze quotidiane delle famiglie: la sega elettrica a domicilio.
La macchina era montata su un carro e poteva essere trasportata direttamente nei cortili. Una volta arrivata, bastava collegarla alla rete elettrica e metterla al lavoro. Secondo il giornale, in appena due ore riusciva a segare la quantità di legna che avrebbe richiesto a un uomo due intere giornate di fatica: una differenza tutt’altro che trascurabile.
E le sorprese continuavano.
Dall’Esposizione di Bruxelles giungeva infatti notizia di piccole macchine frigorifere azionate dall’elettricità. Promettevano di produrre ghiaccio direttamente sul posto e di conservare carne e bevande senza ricorrere alle tradizionali ghiacciaie.
Oggi quelle novità difficilmente riescono a evocare l’idea di un mondo nuovo, ma in quegli anni il progresso correva e cambiava profondamente la vita quotidiana, soprattutto in un’Aosta che da borgo di campagna si stava rapidamente trasformando in città industriale.
Il giornale non sbagliava a parlare apertamente di «une révolution».
- Immagine di copertina: cartolina d'epoca (primi Novecento)








