Le monete valdostane che davano fastidio al re di Francia
Le monete valdostane che davano fastidio al re di Francia
Nel 1556 il re di Francia Enrico II, tra i mille problemi, ne aveva uno curioso: nel suo regno circolavano anche gli
«escus de la Valdoste», gli scudi valdostani. Niente di strano, se non ci fosse stata la guerra.
Gli Stati sabaudi erano stati infatti in gran parte occupati dai Francesi, mentre la Valle d’Aosta era rimasta fuori dal conflitto grazie a una politica di neutralità. In una situazione eccezionale, mentre il duca di Savoia conservava sulla Valle la propria sovranità, il governo valdostano, il «Conseil des Commis», guidava il paese, conduceva una propria attività diplomatica e militare e, dal 1549, ad Aosta batteva anche moneta.
Su quelle monete, però, oltre alla dicitura «AUG. PRAETORIA» («Augusta Prætoria»), continuavano a comparire le armi dei Savoia. E così gli scudi valdostani che passavano il confine finivano per far circolare in Francia anche il simbolo di un principe nemico.
C’era poi un problema assai più concreto. Gli scudi della Valle d’Aosta venivano accettati a un certo valore, ma secondo la «Cour des monnaies» francese valevano un po’ meno. Il 23 maggio 1556 furono quindi inseriti, insieme ad altre monete straniere, in un provvedimento che ne proibiva la circolazione.(1)
La vicenda racconta bene quegli anni singolari. Mentre eserciti e sovrani si contendevano l’Europa, una piccola moneta uscita dalla zecca di Aosta, nei pressi del teatro romano, riuscì ad attraversare le Alpi e a procurare qualche grattacapo al re di Francia.
- Immagine di copertina: Monete della zecca di Aosta di proprietà dell'autore.
(1) E. Bollati, «Le Congregazioni dei tre Stati della Valle d’Aosta», pp. 474-475, n. 1; A. Fontanon, «Les Edicts et Ordonnances des Roys de France», t. II, Paris, 1611, pp. 161-162; M. Orlandoni, «Antiche monete in Val d’Aosta», p. 128.








