San Besso, il santo conteso tra Cogne e la Val Soana
San Besso, il santo conteso tra Cogne e la Val Soana
Il 10 agosto, sulle montagne che separano Cogne dalla Val Soana si festeggia San Besso. Un santo poco conosciuto fuori da queste vallate, ma protagonista di una devozione antica e di una storia piuttosto singolare. Anche perché, per molto tempo, valdostani e piemontesi non sembrarono essere del tutto d’accordo neppure su chi fosse.
Le prime attestazioni scritte risalgono all’epoca del vescovo di Ivrea Warmondo, tra X e XI secolo.
Associato alla Legione Tebea, Besso entrò in un racconto agiografico che prese forma soprattutto a Ivrea nel 1473. Secondo questa tradizione sarebbe stato un soldato romano cristiano che, sfuggito al massacro dei suoi compagni, raggiunse le vallate del Gran Paradiso dove cercò di evangelizzare gli abitanti. Avrebbe rifiutato di mangiare la carne di una pecora rubata offertagli da alcuni pastori, che per vendetta lo fecero precipitare dalla rupe del Monte Fautenio. Ancora vivo, sarebbe stato raggiunto e ucciso dai soldati romani che lo stavano cercando.
Dall’altra parte della montagna, però, a Cogne si raccontava una storia diversa.
Il «petit saint Besse» non era un soldato romano, ma un giovane del luogo, un uomo di Dio e un pastore che possedeva le pecore più belle. Proprio per questo due pastori, mossi dall’invidia, lo avrebbero gettato dalla rupe.
Due racconti molto diversi che avevano però un punto in comune: la grande roccia.
Ai suoi piedi sorse il santuario. Non sappiamo quando vi fu costruito il primo luogo di culto, ma nel 1647 il vescovo di Ivrea trovò già due cappelle: una risaliva al 1548, l’altra al 1618. Quest’ultima sarebbe stata successivamente inglobata in un edificio più grande, terminato nel 1669.
E ogni 10 agosto quella montagna diventava il punto d’incontro delle comunità dei due versanti.
All’inizio del Novecento l’antropologo francese Robert Hertz raccolse testimonianze preziose sulla festa. I pellegrini di Cogne arrivavano già il giorno precedente e compivano nove volte il giro dell’enorme roccione recitando il rosario. Alla fine salivano sulla roccia per baciare la croce di ferro posta sulla sommità, proprio sul bordo del precipizio. Il rito è sopravvissuto, anche se in forma semplificata: i nove giri furono ridotti a tre e la salita alla croce a una sola.
La devozione, tuttavia, non impediva qualche attrito. Le comunità di Campiglia, Cogne, Ingria, Ronco e Valprato si alternavano nell’organizzazione della festa e perfino l’onore di portare la statua del santo in processione provocava discussioni: per evitare conflitti si arrivò a mettere quel privilegio all’asta.
I rapporti tra cogneins e valsoanini potevano essere anche più... vivaci. Hertz incontrò nel 1912 un uomo di Cogne di 77 anni che, ricordando le antiche zuffe tra pellegrini, gli raccontò sorridendo: «Ah, saint Besse! [...] j’y ai attrapé un joli coup de couteau»; insomma, si era preso una bella coltellata.(1)
Le donne di Cogne, invece, avrebbero evitato persino di indossare il loro costume tradizionale per passare inosservate.
Terminati i riti, però, le distanze sembravano ridursi. Comparivano fisarmoniche e bottiglie di vino, si preparava una grande zuppa da mangiare tutti insieme e cominciavano canti e risate.
Rimaneva persino una piccola discordanza sul calendario. In Val Soana si sosteneva che la «vera» festa di San Besso fosse quella del 1° dicembre e che il 10 agosto fosse stato concesso dal vescovo per consentire ai montanari di celebrarlo in quota. Hertz osservò però che a Cogne della festa invernale sembravano non sapere nulla.
Soldato per gli uni, pastore per gli altri; celebrato il 1° dicembre oppure il 10 agosto; conteso persino nel privilegio di portarne la statua. Eppure, da secoli, San Besso riesce ogni estate a far salire verso la stessa roccia uomini e donne provenienti dai due versanti della montagna.
Magari litigavano anche.
Ma il 10 agosto, alla fine, si ritrovavano tutti lassù e le differenze tra i due versanti finivano per sfumare nella stessa fede in Dio.
- Immagine di copertina: cartolina d'epoca.
(1) R. Hertz,
Sociologie religieuse et ethnographie (1912-1915), edizione e presentazione di S. Baciocchi e N. Mariot, pp. 37/39.









