Dal centro della Terra allo spazio infinito, in mezzo Aosta
Dal centro della Terra allo spazio infinito, in mezzo Aosta
Nei primi giorni del gennaio 1858 in Valle d’Aosta c’era chi guardava solo in basso.
Si sospettava addirittura una possibile quarta «Révolution des Socques», con preparativi e oscure trame antigovernative.
Il giornale «Feuille d’Aoste» aveva raccolto quelle voci per smentirle nella maniera più categorica; «L’Indépendant» assicurava che nessuno ne sapeva nulla e che quell’insurrezione esisteva soltanto in qualche cervello bacato, «cerveau fêlé», dei «rouges».(1)
Intanto, proprio sotto quei piedi, la mattina del 4 gennaio, qualcosa si muoveva davvero. Purtroppo. A Saint-Gervais-les-Bains (Alta Savoia), ai piedi del Monte Bianco, si avvertivano tre violente scosse di terremoto. Non sotto, ma sopra Aosta, invece, alle 5.42, accadeva qualcosa di assai spettacolare: apparve una «meteora luminosissima».
Procedeva rapidamente da ponente a levante e sembrava trovarsi «all’altezza della montagna». Chi la osservò vide qualcosa di veramente straordinario.
La «Gazzetta del Popolo» del 7 gennaio la descriveva come «un ammasso di centinaia di stelle cadenti» che, riunendosi, avevano assunto la forma di una cometa, con una coda apparentemente lunga una trentina di metri.
Il fenomeno rimase visibile addirittura «un minuto e qualche secondo», poi «si dileguò sprofondandosi negli abissi del cielo».(2)
E oltre quell’ammasso c’era ancora un altro cielo, più lontano ancora.
Quello stesso 4 gennaio 1858, dall’altra parte dell’Atlantico, Horace Parnell Tuttle scopriva al telescopio dell’Harvard College Observatory una debole cometa, invisibile a occhio nudo, mentre una settimana più tardi l’astronomo tedesco Carl Christian Bruhns la individuava indipendentemente da Berlino. Ben presto ci si accorse che quel corpo celeste era già apparso nel 1790: era una cometa periodica, destinata a tornare nei nostri cieli ogni tredici anni e otto mesi circa.
Oggi la conosciamo come 8P/Tuttle.(3)
Mentre in Valle d’Aosta qualcuno ragionava delle piccole trame della politica locale e di supposizioni terra a terra, e guardava con sospetto ai «rouges», ben altre trame si disegnavano sopra le teste dei valdostani.
L’immensità del cosmo offriva altri colori, regalava lo spettacolo dei segreti della volta celeste.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1) «Feuille d’Aoste», 7 gennaio 1858; «L’Indépendant», 12 gennaio 1858. (2) «Gazzetta del Popolo», 7 gennaio 1858. (3) Daniel Kirkwood, «Comets and Meteors: Their Phenomena in All Ages; Their Mutual Relations; and the Theory of Their Origin», Philadelphia, J. B. Lippincott & Co., 1873, pp. 28-29.








