Mistero tra i ghiacci del Cervino
Mistero tra i ghiacci del Cervino
Nel settembre del 1885 Alexandre Pession, guida di Valtournenche, percorreva i pascoli sopra Giomen e La Barma, nei pressi del ghiacciaio del Colle del Teodulo (3.316 m), quando vide affiorare dal ghiaccio una grossa trave di legno.
Cominciò a scavare. Comparvero altre assi, dodici in tutto. Che cosa ci facevano tutti quei legni a quell'altitudine?
Lo scavo continuò e dal ghiaccio cominciarono a uscire altri oggetti: brandelli di abiti, grani di rosario, medaglie, due croci d'argento apribili, reliquiari, una piccola botte, persino dei noccioli di ciliegia. C'erano anche alcuni nodi di corda in legno. Uno portava incisa una data: 1582.
A quel punto comparvero i morti.
Erano due, disposti a forma di croce. E insieme a loro c'erano due teste di cavallo e otto zampe ancora ferrate.
Che cosa era accaduto lassù?
La notizia scese presto a valle. In paese si dovette parlare parecchio di quei due morti riemersi dal ghiaccio e anche i giornali cominciarono a interrogarsi sulla loro identità. Soldati posti a guardia di un avamposto? Pellegrini diretti all'abbazia svizzera di Einsiedeln? Mercanti piemontesi sorpresi da una tormenta?(1)
Dopotutto il Teodulo era una via percorsa da secoli. Nel 1891, nella stessa zona, vennero alla luce vecchie monete, tra le quali una ventina di esemplari romani in bronzo e argento, alcuni risalenti all'età di Augusto e di Diocleziano.(2) Tutti indizi di un passaggio frequentato da lungo tempo.
Ma chi erano quei due uomini che attraversavano il Teodulo sul finire del Cinquecento? E soprattutto, a cosa servivano quelle dodici lunghe assi? A costruire forse un riparo?
Per capirlo ci si può affidare alle descrizioni del funzionario sabaudo Philibert-Amédée Arnod, che nel 1691 raccontò i passaggi e i colli valdostani. Scrisse che le condizioni del ghiacciaio – erano gli anni della Piccola età glaciale – e i numerosi crepacci obbligavano «les passants» a portare con sé delle assi per attraversarli.(3)
Quei due uomini, dunque, potevano essere semplicemente dei viaggiatori, attrezzati per il passaggio. Qualcosa, purtroppo, accadde. Li sorprese forse una tormenta?
Per trecento anni il ghiaccio custodì i loro corpi, i cavalli, le assi, le croci, persino i noccioli delle ciliegie che avevano portato con sé.
Nel settembre del 1885 restituì tutto.
Tranne i loro nomi.
- Immagine di copertina: cartolina d'epoca
(1) Sulla scoperta del 1885 e sulle ipotesi formulate intorno all’identità dei due uomini: «Feuille d’Aoste», 2 settembre 1885; «Le Patriote», 4 settembre 1885; «L’Eco dell’Industria», 6 settembre 1885; «L’Echo du Val d’Aoste», 11 settembre 1885; «Le Bien public», 22 settembre 1885. (2) Sul ritrovamento, nel 1891, delle monete antiche nella zona del Teodulo: «Feuille d’Aoste», 7 ottobre 1891. (3) P.-A. Arnod, «Relation des passages de tout le circuit du Duché d’Aoste venant des provinces circonvoisines avec une sommaire description des montagnes» (1691 e 1694), in «Archivum Augustanum», I, 1968, p. 55.








