Porca miseria…
Porca miseria…
Nell’aprile del 1890, a Cossonay, nel canton Vaud in Svizzera, arrivarono alla fiera due branchi di maiali, per un totale di 270 capi, provenienti dalla Valle d’Aosta. Fin qui nulla di strano: da sempre i mercati elvetici ricevevano bestiame valdostano. Ma quella volta accadde qualcosa che bastò a far montare una polemica.
Per portare gli animali dalla stazione ferroviaria al campo della fiera occorreva pagare venticinque centesimi di trasporto «de camionnage» a capo. Una piccola spesa, si direbbe. Eppure, «nos délicats Piémontais» - così venivano definiti i valdostani da un cronista che scrisse al «Nouvelliste vaudois»(1) - preferirono risparmiare quella somma facendo avanzare i maiali a piedi per le strade del paese. Passarono persino davanti alla prefettura, dove furono fermati e multati seduta stante per quaranta franchi.
L’articolista annotava la cosa con un certo sarcasmo: avevano scelto di violare la legge vodese sapendolo benissimo: «le sachant et le voulant». Paradossalmente, pagando la multa, avevano così risparmiato quindici centesimi di trasporto a capo. A giudizio del cronista, il vero problema stava nel percorso dei maiali. Gli animali, infatti, avevano seguito lo stesso tragitto battuto dal resto del bestiame della fiera, migliaia di capi destinati poi a disperdersi in tutta la Svizzera. Bastava che uno soltanto fosse malato perché il contagio potesse correre ovunque proprio nei giorni che precedevano la salita agli alpeggi.
Era il tempo in cui la paura delle epizoozie pesava quasi quanto quella delle carestie. Il giornale ricordava il caso di San Gallo, dove ventimila capi erano stati abbattuti per fermare una malattia arrivata dall’Est Europa.
Porca miseria, davvero, si potrebbe dire, allora. La miseria, il peso dei costi e il poco guadagno stavano spesso alla base della sopravvivenza e, sapendo che i loro maiali non erano infetti, gli allevatori valdostani scelsero di aggirare la norma. Non era corretto, certo, ma è facile capire a volta a cosa può costringere la necessità.
La parola «maiale» sembra portare con sé un’eco antichissima, forse legata a Maia, dea della primavera e del risveglio della terra. E in quella primavera del 1890, a Cossonay, furono proprio i maiali valdostani a risvegliare, insieme al mercato, anche gli animi.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1) Le National Suisse, 24 aprile 1890.









