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Amé Gorret (1836-1907), sacerdote e alpinista originario di Valtournenche, fu una delle figure più singolari della Valle d’Aosta dell’Ottocento.
Uomo dal carattere indipendente, brusco e spesso caustico, mal sopportava la vita troppo sedentaria e l’obbedienza formale. Per queste ragioni fu spostato più volte da una parrocchia all’altra; perfino in Savoia. Lui stesso diceva di essere
«domicilié en route».
Ma dietro quella scorza ruvida si nascondeva un uomo perspicace, generoso e incapace di rinunciare alla propria franchezza.
Fu proprio quando fu trasferito in Francia che nacque un episodio rimasto celebre.(1)
Quando poteva, Gorret rientrava in Valle d’Aosta e, prima della partenza, girava per le botteghe acquistando piccole cose e immagini da regalare ai nipoti di Valtournenche.
Una volta, però, tra souvenirs e qualche bicchierino di vino, aveva finito il denaro. Senza più soldi per il viaggio, corse alla stazione e salì sul treno senza acquistare il biglietto.
Accucciato in un angolo del vagone, si addormentò per ore. Quando passavano i controllori, «en veyen si gran prére», si guardavano bene dal disturbarlo. Ma vicino a Bourg-Saint-Maurice uno di loro trovò il coraggio di domandargli con insistenza fino a svegliarlo:
- «Signore, come vi chiamate?»
«Adon lo gran Gorret», stropicciandosi e con aria stralunata, rispose:
- «Io non mi chiamo affatto. Non mi sono mai chiamato. È il mondo che mi chiama e mi infastidisce!»
Tanto bastò perché il controllore si spaventasse e, interdetto, scappasse a gambe levate.
Paul Verlaine soleva dire che «il treno scivola senza mormorio; ogni carrozza è un salotto in cui si parla sottovoce». Il povero controllore, per farsi sentire dall'abbé Gorret che dormiva profondamente, dimenticò quella regola. Fu una pessima idea dato che sotto quella tonaca consumata dormiva un uomo buono come il pane, ma ruvido come la sua veste.
- L’immagine di copertina è solo evocativa ed è stata realizzata con l’AI su indicazioni dell’autore.
(1) L'Union Valdôtaine, 1° gennaio 1946.








