“Vi telefono… o aspetto il cane San Bernardo?
“Vi telefono… o aspetto il cane San Bernardo?”
Il telefono arrivò sui colli valdostani nel 1887, soprattutto come supporto ai salvataggi di chi si trovava in difficoltà a causa delle condizioni climatiche.
«La Valigia» annunciò che a dicembre era stata impiantata una comunicazione telefonica tra l’Ospizio del Piccolo San Bernardo, le case cantoniere e La Thuile, con apparecchi «del sistema Bell-Blake», e ricordò che un servizio simile era già in funzione «da qualche tempo prima» tra l’Ospizio del Gran San Bernardo, la Cantina e l’ufficio telegrafico di Saint-Rhémy-en-Bosses.(1)
Il 17 dicembre due carabinieri di Étroubles, segnalati di passaggio al valico, non giunsero a Saint-Rhémy-en-Bosses perché colti da una valanga. Due squadre di soccorso, allertate con una telefonata, li trovarono «au fond d’un couloir», stremati e in condizioni serie, e riuscirono a portarli in salvo.(2)
La notizia attraversò rapidamente le Alpi e anche la Manica.
La londinese «St James’s Gazette», sotto il titolo «The Telephone in the Alps», presentò il nuovo collegamento come uno strumento destinato a ridurre «the number of fatal accidents annually happening among French and Italian workmen while crossing the mountains between October and May», cioè «il numero di incidenti mortali che ogni anno colpivano operai francesi e italiani nell’attraversamento dei passi tra ottobre e maggio».(3)
Quasi quindici anni dopo, il sistema era talmente entrato nell’uso da produrre anche una certa ironia. «Le Duché d’Aoste» del 14 agosto 1901, riprendendo il vallesano «L’Ami du Peuple», raccontò di un turista francese che, sorpreso dalla nebbia, si sedette su una pietra aspettando i cani dell’ospizio. Il viaggiatore, definito con ironia «notre original tartarin» (allusione a Tartarino di Tarascona, personaggio spaccone e un po’ ingenuo di Daudet), non demordeva dal suo intento e continuò ad attendere i celebri cani del San Bernardo.
I cani ovviamente non arrivarono.
Poi il tempo migliorò e il "deluso cinofilo" giunse senza problemi all’ospizio. Reclamò. I religiosi, con molta pazienza, gli spiegarono che i loro ausiliari si muovevano soltanto su segnalazione o dopo una chiamata telefonica. Lungo la strada, sui due versanti, i rifugi erano dotati di apparecchio e, non appena giungeva una chiamata, partiva un uomo con il cane verso il punto indicato. L’animale portava al collo un paniere con pane, formaggio e vino.
Anche nel cuore dell’inverno transitavano quotidianamente sei o sette persone attraverso il colle, che annualmente vedeva il passaggio di non meno di 15.000 lavoratori, mentre l’ospizio ospitava migliaia di viaggiatori e pellegrini.
«Grâce au téléphone, on le sait, les accidents sont désormais très rares», concludeva il giornale.
E in effetti, anche se il vecchio cane San Bernardo continuava a fare la sua parte, ormai pure una telefonata poteva salvare delle vite.
- Immagine di copertina: cane san Bernardo; cartolina d'epoca.
(1) Edizione del 12 febbraio 1888. (2)
Feuille d’Aoste, 4 gennaio 1888. (3) Edizione del 27 dicembre 1887.









