I “lenzuoli” di Brusson - tra miracolo e scienza
I “lenzuoli” di Brusson - tra miracolo e scienza
Il 1867, come registrò con chiarezza la stampa valdostana dell’epoca, fu un anno durissimo. Il 17 settembre la «Feuille d’Aoste» raccolse sotto il titolo «Les malheurs de 1867» una lista impietosa: gelate straordinarie, raccolti poveri, vigne rovinate, siccità, bestiame da vendere e, sopra ogni cosa, il colera, che aveva fatto numerose vittime in tutta la Valle d’Aosta.
In quel clima, anche i fatti più minuti sembravano assumere un significato più largo. Il 6 giugno
«L’Indépendant» riferì da Brusson un «phénomène prodigieux». Da più di una settimana, presso una cappella del capoluogo,(1) oltre cinquanta persone vedevano la stessa cosa: su una superficie di circa sei metri resisteva una macchia di neve fresca. Intorno, nulla. Per trovare altra neve bisognava camminare due o tre ore verso l’alto.
La forma, secondo il giornale, appariva così regolare da ricordare ai passanti dei lenzuoli bianchi («des linceuils blancs») stesi a terra. L’articolo si chiudeva con una formula sospesa tra curiosità e prudenza: «Nous prions les théologiens et les physiciens d’examiner le fait».
I teologi, probabilmente, potevano restare tranquilli. I fisici bastavano.
Il 25 maggio lo stesso giornale aveva infatti annunciato un brusco abbassamento della temperatura: il termometro era sceso fino a zero e quel raffreddamento generale aveva prodotto gelate devastanti nelle vigne della Valdigne e della piana di Aosta, compromettendo seriamente la vendemmia. Anche «les blés de la montagne, le maïs, les pommes de terre, etc.» erano stati «gravement endommagés».
Rimaneva comunque quel fatto curioso: una gelata forse persistente perché protetta dall’ombra o da una particolare condizione del terreno. In un anno segnato da malattie, raccolti perduti e paura, bastava poco perché la cronaca scivolasse verso una specie di prodigio.
Del resto, in quei mesi i giornali raccoglievano volentieri notizie singolari. Il 4 marzo la «Feuille d’Aoste» aveva riportato un episodio proveniente dall’Ungheria: dopo il passaggio di due meteoriti, alcuni testimoni avevano udito una detonazione; nella notte seguente sarebbe caduto un metro e mezzo di neve. Gli animali condotti «à l’abreuvoir» la mangiavano con piacere. Qualcuno ne raccolse una grande quantità, la fece bollire ed evaporare, e notò che il residuo lasciava una discreta quantità di sale.
Nel 1867, dunque, la neve poteva... ammantare anche la cronaca.
- Immagine di copertina: Panorama di Brusson; cartolina viaggiata nel 1917.
(1) Si potrebbero considerare le cappelle di Pila, Fontaine o forse anche San Valentino.









